Trecarte 4 – Foggia
Rassegna biennale di opere in Carta - dal 7 maggio – 11 giugno 2011, dal lunedì al sabato Orari: 9,00/13,00 – 17,00/20,00 . Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci, Via Arpi 152 - Foggia - Inaugurazione sabato 7 maggio ore 18,00 .
Sabato 7 maggio 2011, alle ore 18,00 a Foggia, presso la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci, si inaugura l’esposizione Tracarte 4. Rassegna Biennale di Opere in Carta, curata dal critico Loredana Rea su progetto di Vito Capone.
La mostra è la quarta edizione di una rassegna internazionale, diventata da quest’anno biennale, con l’intento di trasformarla in un laboratorio permanente di sperimentazione e ricerca, guadagnare più ampi spazi di visibilità e permettere ai più giovani di instaurare con chi ha maggiore esperienza un dialogo costruttivo.
La carta è, infatti, il punto di partenza e nello stesso tempo di arrivo per una ricognizione dentro le sperimentazioni e le ricerche sulle possibilità espressive di una materia apparentemente fragile, eppure estremamente duttile. Non semplice supporto, piuttosto struttura portante dell’opera, non strumento ma fine.
Cinquantotto sono gli artisti invitati, italiani e stranieri, a rappresentare una selezione qualificata di quanti utilizzano la carta come irrinunciabile stimolo del proprio linguaggio artistico, permettendo al pubblico di addentrarsi nella complessità delle pratiche metodologiche contemporanee. La carta è parte integrante del processo creativo di ognuno di loro, anche se accanto al nucleo di quanti la utilizzano come esclusiva metodologia espressiva, è presente un altro gruppo che ad essa affianca anche differenti strumenti per delineare l’ampio orizzonte della propria sperimentazione.
Come per le precedenti edizioni l’assunto che è alla base di questa nuova esperienza espositiva è il desiderio di analizzare il ruolo della carta come stimolo e strumento espressivo della creatività, nella dichiarata volontà di intenderla essenza dell’opera. È su questa premessa che si sono concretizzati gli inviti agli artisti scelti per la loro attitudine a costruire l’opera con la carta, non semplicemente sulla carta, per la loro propensione a esaltare l’intrinseca natura di questa materia duttile e antica, per la loro predisposizione a manipolare la sua porosa e fragile consistenza, dimostrando come possa diventare materia capace di esprimere le infinite combinazioni legate alle differenze dei presupposti concettuali e delle soluzioni formali. Ma soprattutto – scrive Loredana Rea in catalogo – “come la carta nell’era della globalizzazione, che ha inevitabilmente modificato anche le modalità operative della ricerca artistica, possa diventare motivo per recuperare il legame con il passato, riscoprendo la sorprendente vitalità di un materiale continuamente minacciato dalle nuove tecnologie, eppure sempre incline a trasformarsi per rimanere se stesso”.
Artisti invitati:
Nobushige Akiyama, Minou Amirsoleimani, Vibeke Bak Hansen, Tiziana Bargagnati, Valeria Bertesina, Valerie Buess, Vito Capone, Domenico Carella, Wanda Casaril, Francesca Cataldi, Luciana Costa Gianello, Gabriella Crisci, Elisabetta Diamanti, Krustyna Dyrda-Kortyka, Ulla Enevoldsen, Vittorio Fava, Fernanda Fedi, Simonetta Ferrante, Eberhard Freudenreich, Vibeke Fuglsang-Damgaard, Johan Gaellman, Gino Gini, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Gabriella Göransson, Francesco Granito, Paolo Gubinelli, Iginio Iurilli, Trude Kranzl, Beppe La Bianca, Bara Lehmann-Schulz, Nicola Liberatore, Matteo Manduzio, Margareta Mannervik, Sandra Marconato, Maren Marie Mathiesen, Rosalba Mitaritonna Tana, Kika MØller, Anna Morolin, Mariarosa Pappalettera, Valentina Pigliapoco, Mikhail Pogarsky, Teresa Pollidori, Lydia Predominato, Jytte Rasmussen, Fernando Rea, Pilar Roca, Alessandra Ruo, Rosemarie Sansonetti, Claudio Schiavoni, Antonella Servili, Marian Smit, Joanna Stokowska, Mimmo Totaro, Nadia Trotta, Daniela Tzvetkova, Serena Vallese, Franco Zingaretti.
TEMPO DI BILANCI
tra nuovi progetti e rinnovati impegni
Tagliare il traguardo della IV edizione di una rassegna tanto elaborata quanto Tracarte, non può rappresentare semplicemente un punto di arrivo, piuttosto una nuova possibilità per raggiungere altri obiettivi: consolidare quanto costruito, offrire ulteriori opportunità di incontro e confronto, sostenere un diverso radicamento nel territorio e continuare a proporre occasioni di crescita culturale. Questi anni di lavoro, infatti, hanno contribuito a definire una realtà che la città di Foggia non può tralasciare e da ciò bisogna partire per affrontare i rinnovati impegni, così da poter pensare a prospettive sempre più ampie, senza nascondere l’ambizione di diventare più grandi.
Crescere significa rafforzare i modelli organizzativi e di promozione, ma anche migliorare le forme in cui Tracarte si realizza e i modi con cui si propone al pubblico. Il primo passo in questa direzione è stato quello di darle una cadenza biennale, per trasformarla in un laboratorio permanente di sperimentazione e ricerca, guadagnare più ampi spazi di visibilità e permettere ai più giovani di instaurare con chi ha maggiore esperienza un dialogo costruttivo. Il secondo passo è stato creare e rinsaldare sinergie, per conseguire con maggiore efficacia gli iniziali propositi, quelli che nel 2005 accompagnarono la progettazione della prima edizione: analizzare il ruolo della carta come stimolo e strumento della creatività artistica, interpretandola non semplicemente come supporto, ma come struttura portante dell’opera, come l’anima di una processualità che può materializzarsi con operatività e finalità differenti. L’intento è innanzitutto mettere a fuoco la complessità del lavoro con la carta ponendo l’accento con maggiore determinazione su tutti quegli artisti che rappresentano dei punti di riferimento imprescindibili per quanti utilizzano questa materia come mezzo espressivo privilegiato.
Quando cominciai a lavorare alla prima edizione, la mia attenzione era completamente rivolta alla necessità di presentare, attraverso una serie di esposizioni legate a tematiche specifiche, ogni anno vagliate attentamente, uno spaccato degli intenti progettuali e delle scelte metodologiche che caratterizzano la contemporaneità. Iniziai quindi a disegnare un percorso coerente e niente affatto scontato, in linea con l’idea originaria di proporre un’ipotesi di lettura che lasciasse emergere la volontà di una rigorosa sintesi tra modalità esecutive ed esiti formali maturati in ambienti culturali diversi. Non immaginavo che in seguito avrei potuto mettere mano a una seconda edizione, e poi a una terza e oggi a una quarta, pensavo anzi di dover offrire un’indagine significativa tra le sperimentazioni che delimitano un territorio di ricerca multiforme, anche se riconducibile all’utilizzo di materiali cartacei. Su questa premessa si concretarono gli inviti a poco più di sessanta artisti, segnalati per indicare il senso di un iter critico e allo stesso tempo per riassumere la pluralità delle soluzioni linguistiche, delle ipotesi operative e delle speculazioni teoriche, che attraversano la realtà delle esperienze strettamente connesse all’uso della carta.
Nelle successive edizioni le motivazioni originarie naturalmente sono rimaste immutate, ma inevitabilmente sono state di volta in volta declinate in maniera differente, pur partendo dalla volontà di restituire al pubblico una ricognizione circoscritta da precise linee guida. Ogni anno mi sono ricollegata al lavoro svolto in precedenza, che ha offerto sempre il filo da dipanare per progettare lo sviluppo del nuovo appuntamento espositivo e portare alla luce i ritmi che regolano il farsi, le potenzialità insite nella natura, l’essenza profonda di una sostanza fragile e durevole, in grado di custodire le tracce del tempo e di accogliere i segni della quotidianità. Fin dall’inizio, infatti, la scelta del tema non è stata la ragione per raggruppare nel breve spazio di tempo di una mostra un certo numero di opere caratterizzate da un’innegabile molteplicità di soluzioni linguistiche, ma l’opportunità per mostrare come la carta, elemento che accompagna lo scorrere della vita di ognuno, possa diventare nelle mani degli artisti materia capace di esprimere le infinite combinazioni legate alle differenze dei presupposti concettuali e delle soluzioni formali. E, soprattutto, come la carta nell’era della globalizzazione, che ha inevitabilmente modificato anche le modalità operative della ricerca artistica, possa diventare motivo per recuperare il legame con il passato, riscoprendo la sorprendente vitalità di un materiale continuamente minacciato dalle nuove tecnologie, eppure sempre incline a trasformarsi per rimanere se stesso.
Anche per questa nuova edizione, che si presenta come il risultato di un lavoro cominciato più di sei anni fa, gli artisti invitati - italiani e stranieri - sono stati selezionati per la loro attitudine a creare l’opera con la carta, per la loro predilezione a manipolarla esaltandone le qualità intrinseche, anche se accanto al gruppo di quanti l’hanno scelta come esclusiva possibilità di espressione, è presente un certo numero che a essa affianca anche differenti strumenti. L’obiettivo programmatico è quello di costruire un percorso capace di appassionare, divertire e fornire spunti di riflessione sull’articolazione di questo nostro tempo, in cui l’arte può e deve proporsi come occasione per mettere in discussione miti e riti di una società, che mostra i segni di una crisi profonda, e suggerire la necessità di rifondarne principi e valori.
A ognuno di loro la duttile consistenza di una superficie cartacea o la corposa malleabilità di una polpa di cellulosa, che tra le mani sapienti si animano, pronte a trasformarsi in sostanza viva, pulsante e ricettiva, ha permesso di dare forma al proprio sentire, di materializzare le multiformi sfumature delle singole esperienze di sperimentazione. Alcuni la lavorano da sé, per potenziare l’unicità di una tessitura fatta di porosità e corrugamenti, di slabbrature e addensamenti. Altri utilizzano quella fabbricata industrialmente, per modificarla, contaminarla, renderla irriconoscibile e creare commistioni e alterazioni capaci di esprimere il continuo e necessario intrecciarsi di tradizione e sperimentazione. Altri recuperano quella già utilizzata, per dare nuova vita a fogli di giornale e cartoni da imballaggio, sottraendoli al macero. Altri ancora se la fanno preparare seguendo precise indicazioni, per costruire un dialogo tra materia e forma, mentre infine alcuni vanno alla ricerca dell’esemplare raro, prezioso, per rilevarne l’eccezionalità, anche prima del proprio intervento. Per tutti indistintamente la carta rappresenta uno stimolo irrinunciabile a una ricerca che si concretizza con modi esecutivi e risultati inevitabilmente difformi, a tracciare attraverso interventi di manipolazione, di tagli, di assemblaggi e combinazioni di superfici diverse per colore, densità, spessore, qualità il senso del proprio lavoro.
La carta, infatti, non è solamente il nucleo vitale da cui è partita l’elaborazione di questo percorso espositivo, che rifugge ogni tentativo di classificazione, troppo spesso limitativo e banalizzante, e delinea i confini di un territorio fertile, per suggerire le problematicità sottese alle individuali ricerche, che intrecciandosi e sovrapponendosi generano continui sconfinamenti e calcolate interferenze. Essa si offre come opportunità per soffermarsi sulla complessità che caratterizza il momento della creatività, quando le sollecitazioni provenienti dalla quotidiana esperienza si trasformano in arte, a rendere manifesta l’organica sedimentazione di ogni dimensione espressiva e lasciare emergere le potenzialità insite nelle trame di una materia generata da un lungo processo, portato a termine seguendo le regole di un sapere che si perde in un tempo remoto.
Loredana Rea
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