Studio perimetrale introno all’incertezza – Napoli.
Da giovedì 7 a domenica 17 aprile 2011 presso il Teatro Elicantropo vico Gerolamini 3, nei pressi di via Duomo – Napoli- info e prenotazioni: 081 296640.
CANTIERISTUPORE presenta lo “Studio perimetrale introno all’incertezza” di Massimo Maraviglia (prima nazionale assoluta) con : Gianni Ascione, Patrizia Eger, Massimo Finelli, Ettore Nigro. Regia di Massimo Maraviglia.
Quattro anime sopravvissute a se stesse che continuano a respirare tra le macerie di un’ennesima distruzione, muovendosi inconsapevolmente verso un germe di felicità.
Studio perimetrale intorno all’incertezza parte da una domanda: cosa accade se a un certo punto, esperita ogni possibile apocalisse, si provasse ad abitare il vuoto lasciato dalla sparizione di ogni possibile conato di certezza? E se fosse proprio il bisogno di certezza l’origine di ogni forma di disastro?
La messa in scena si basa su una scrittura dell’ora in cui non c’è più scandalo, né stupore, né catarsi né paura immediata (resta quella mediata dai media e mercificata) in una parola: una scrittura dell’ora che non c’è più tragedia.
Lo Studio perimetrale intorno all’incertezza diviene allora lo scavo archeologico intorno ad un’area di macerie di una civiltà che forse non è mai esistita e che forse un giorno, liberati dal bisogno di certezza, si potrà edificare, in stretta collaborazione tra uomini e dèi tutti, parimenti, corresponsabilmente. E studiare l‘incertezza – a cominciare da quella dell’attore – per tentare la distopica ricerca di un germe di felicità.
Massimo Maraviglia
Note di regia
di Massimo Maraviglia
Studio perimetrale… parte da una domanda: cosa accade se a un certo punto, esperita ogni possibile apocalisse, si provasse ad abitare il vuoto lasciato dalla sparizione di ogni possibile conato di certezza? Da questa domanda se ne genera poi un’altra: e se fosse proprio il bisogno di certezza l’origine di ogni forma di disastro?
Certezza intesa anche come pietra angolare di ogni rapporto di malinteso potere tra chi dice di poter dare certezza e chi cerca e accetta promesse di certezza: una delle possibili forme della schiavitù. Una schiavitù atavica, che prima ancora di regolare i rapporti tra gli uomini, regolò quelli tra uomini e divinità. Scioltisi gradualmente i legami con la metafisica, altrettanto gradualmente la materica, sempre più isterica ricerca di certezza ha corroso ogni possibile forma di felicità: se è vero che ogni infelicità è mancanza ed ogni mancanza si riduce a una mancanza di certezza.
L’unica possibile certezza è quella generata da una fede (o fiducia?) sconsiderata che a noi, gente di questo tempo, è irrimediabilmente interdetta, a meno che non tocchi in sorte (o non si scelga, ammesso che si possa scegliere) la strada della follia o dell’autoesclusione, che porta “al di là” di ogni certezza e/o incertezza. Ma “al di qua”, nello spazio dell’ “in tempo reale” e delle rapide negoziazioni economiche, pertinace permane il bisogno di certezza e la conseguente paura di non poterla guadagnare, e allora i rimedi contro la paura – in un mondo regolato dalle sole leggi di mercato - divengono le merci più vendute, surrogati subdoli e grotteschi di certezze e sicurezze, dunque di una malintesa felicità.
“Dopo la terra, il denaro e il lavoro, diverrà merce anche la paura, e in ultimo l’acqua”: forse un’Apocalisse riscritta potrebbe tra i suoi passi recitare così.
Lo Studio perimetrale appare allora, su un piano possibile di discorso, un attentato all’infelicità. Quattro anime sopravvissute a se stesse che continuano a respirare tra le macerie di un’ennesima distruzione, muovendosi inconsapevolmente verso un germe di felicità. Questo, in sintesi, il nucleo tematico di questo allestimento.
Su un altro piano di discorso, lo Studio perimetrale è un segmento – non necessariamente il primo e forse nemmeno l’ultimo – di un tracciato reticolare dedicato ad un “teatro dell’incertezza”. Si può immaginare un teatro “della certezza”, dove le aspettative siano più o meno soddisfatte, le storie raccontate, conchiuse, comprese, esplicitate. Storie in cui gli equilibri di scambio siano più o meno rispettati, i climax raggiunti, le agnizioni soddisfatte, i sensi svelati, perché chi assiste si senta “rassicurato” e possa infine dire “mi piace, non mi piace, concordo, discordo…” nel rispetto degli equilibri cognitivi di ciascuno, senza che nulla di destabilizzante possa scaturire dal theaomai.
Oppure si può immaginare un teatro dell’incertezza, dove le attese si ritrovano negate, le sintassi narrative minate, incrinate e pronte a collassare, un teatro in cui non siano raccontate storie ma mondi probabili i cui echi richiamino lo smarrimento che precede altri incerti, inattesi ritrovamenti.
Studio perimetrale… è scrittura dell’ora in cui non c’è più scandalo, né stupore, né catarsi né paura immediata (resta quella mediata dai media e mercificata) in una parola: una scrittura dell’ora che non c’è più tragedia.
Lo Studio perimetrale intorno all’incertezza, su un altro piano possibile del discorso, diviene allora lo scavo archeologico intorno ad un’area di macerie di una civiltà che forse non è mai esistita e che forse un giorno, liberati dal bisogno di certezza, si potrà edificare, in stretta collaborazione tra uomini e dèi tutti, parimenti, corresponsabilmente.
Studiare l‘incertezza – a cominciare da quella dell’attore – per tentare la distopica ricerca di un germe di felicità. E questo è tutto.
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