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Pablo Echaurren
Crhomo sapiens
a cura di Nicoletta Zanella
Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla
via del Corso, 320 - Roma
Fino al 13 Marzo 2011


A Palazzo Cipolla, storica sede museale della Fondazione Roma, e da ora unicamente dedicata all'arte contemporanea, la mostra antologica Pablo Echaurren | Crhomo Sapiens.
L'articolata esposizione attraversa gli oltre quarantanni di attività creativa dell'artista romano, evidenziandone gli aspetti tematici che lo hanno reso un personaggio così popolare in campi diversi.


Si parte con l'attività fondamentale di pittore, immediatamente visibile nelle grandi e inedite tele su Roma, la sua amata città, e poi con la sala dedicata a Faenza, luogo d'ispirazione per sorprendenti ceramiche, proseguendo con una selezione dei collage legati al mondo del Futurismo, del quale è profondo conoscitore e noto collezionista, per arrivare agli interessanti lavori di grafico, autore di fumetti e illustratore per testate d'avanguardia e libri notissimi, uno per tutti, 'Porci con le ali'.
Oltre alle riviste, diversi volumi testimoniano il rapporto diretto di Echaurren con la scrittura su temi del mondo dell'arte, anche in chiave di romanzi gialli, o con saggi su controcultura e collezionismo, o per una 'dissidenza enogastronomica', fino a un divertente libro 'diseducativo' per i bambini.
Le ossessive passioni di collezionista si materializzano chiaramente, durante il percorso, anche nei lavori nati dall'intenso rapporto con il mondo della musica rock e in particolare dalla fascinazione di uno strumento: il basso, di cui vanta un'altra invidiabile raccolta.
La sezione con cui la curatrice della mostra, Nicoletta Zanella, ha scelto di concludere questa folta ed effervescente panoramica, che supera le duecento opere, è incentrata sulla natura e l'ambiente e riporta direttamente agli esordi artistici di Pablo Echaurren. Infatti, “Volevo fare l'entomologo”, opera emblematicamente posta a fine percorso, dichiara, sin dallo stesso titolo, la provenienza di una creatività spinta a catalogare e ricercare origini ed evoluzione del mondo, o meglio, della nostra umanità in quanto aspiranti homo sapiens.
Pablo Echaurren – afferma il Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele – è un artista intimamente legato al surrealismo, nota di fondo che permane caratterizzando molta della sua attività. Subisce il fascino del Futurismo, come testimonia la sua invidiabile collezione di libri e manifesti, rappresentato in mostra nei numerosi collage realizzati con materiali tratti dalle pubblicazioni originali. La sua romanità, il suo amore per la Città Eterna, fanno del Museo della Fondazione Roma il perfetto contesto in cui ammirare le sue opere”.


CENNI BIOGRAFICI SULL'ARTISTA
Pablo Echaurren, figlio del pittore cileno Sebastian Matta, nasce a Roma il 22 gennaio 1951. Seguendo le orme paterne, inizia a dipingere a diciotto anni, subito viene scoperto da Arturo Schwarz, patron del dada-surrealismo in Italia e titolare dell'omonima galleria milanese.
Sullo sfondo dell’ultima pop art, dell’arte povera, del minimalismo e del concettuale, nei primi anni settanta l’artista mette a punto un proprio universo lessicale in cui confluiscono varie sollecitazioni: il mondo miniaturizzato di Oyvind Fahlström e Gianfranco Baruchello, il segno dell’antico maestro giapponese Hokusai, le citazioni fumettistiche di Roy Lichtenstein, ma anche le immagini scientifiche dei libri di storia naturale, zoologia e botanica, nonché l’orizzonte dei comics.
In seguito, il confronto con il patrimonio iconografico della storia dell’arte, si allarga, in un costante dialogo con le avanguardie storiche, futurismo, dadaismo, cubismo, che Echaurren rivisita con lo sguardo d’un abitante del villaggio globale nutrito di immagini telematiche e messaggi massmediatici.
L’arte di Pablo Echaurren si svolge in molte direzioni, articolandosi in un continuo altalenare tra alto e basso, dai dipinti ai poster, dai collage alle copertine di libri e ai fumetti, dalle ceramiche agli arazzi e dal video alla scrittura. Ne discende un’idea dell’artista come artefice a tutto campo, indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere l’inventività.

                                                                   
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