Madama Butterfly - Novara
Madama Butterfly - Novara
Venerdì 11 novembre 2011 ore 20.30 - Domenica 13 novembre 2011 ore 16.00, Teatro Coccia, Via f.lli Rosselli 47 - Novara
Tragedia giapponese in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, Musica di Giacomo Puccini.
Maestro concertatore e Direttore d’orchestra : Hirofumi Yoshida
Regia : Massimo Pezzutti
Maestro Del Coro : Jean Paul Carradori- Fabio Tartari
Movimenti coreografici e Assistente alla regia : Cristina Molteni
Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Donizetti Music Festival - Balletto di Milano
Allestimento del Teatro Coccia da un’idea di Massimo Pezzutti
Coproduzione Fondazione Teatro Coccia Novara e
Fondazione Donizetti Bergamo
TRAMA
Atto primo: In Giappone, all’inizio del Ventesimo secolo.
Durante una sosta della sua nave nel porto di Nagasaki, un tenente americano, Pinkerton, decide di sposare, quasi per un’avventura esotica, la geisha Cio Cio San, detta Butterfly. Nella casa sulla collina, che il tenente ha affittato per la geisha, viene celebrato il matrimonio, secondo il rito locale, appena giunge Butterfly con amiche e parenti. A cerimonia ormai conclusa, mentre si levano canti di gioia e di augurio, irrompe uno zio della fanciulla (zio Bonzo), che accusa Cio Cio San di aver tradito la religione degli avi per abbracciare quella dello sposo e trascina via gli invitati, maledicendola.
Rimasti soli, i due giovani ribadiscono il loro amore (“Bimba dagli occhi pieni di malia”) ed entrano nella stanza nuziale.
Atto secondo: Pinkerton è ritornato in America e Butterfly ne attende il ritorno con incrollabile fiducia. Invano Suzuki, una devota cameriera, cerca di riportarla alla realtà, ricordandole che da tre anni il tenente non ha più dato notizie di sé: la fanciulla si ribella ad ogni dubbio, sicura che il suo sposo tornerà (“Un bel dì vedremo”). In realtà Pinkerton, tornato in America, si è sposato ed ora sta tornando in Giappone con la moglie. Il console americano sale la collina per darne notizia a Butterfly, ma quando la fanciulla gli mostra il bambino avuto dal tenente e gli confessa il suo dolore per il lungo abbandono, senza mai perdere la speranza di riabbracciare il marito, non ha il coraggio di parlare e si allontana col cuore colmo di angoscia. Poco dopo un colpo di cannone annuncia l’arrivo nel porto di una nave americana, la nave di Pinkerton. Butterfly la riconosce e, credendo nel ritorno dello sposo, adorna la casa di fiori per festeggiarlo. Dopo aver indossato l’abito da sposa si dispone ad attenderlo col figlioletto e la fida Suzuki.
Atto terzo: All’alba mentre Butterfly va a mettere a letto il figlio che ha vegliato con lei tutta la notte, giunge Pinkerton con la moglie Kate: pieno di rimorsi, il tenente lascia subito la casa (“Addio fiorito asil”), ma chiede a Suzuki di convincere la sua padrona ad affidargli il bambino. Quando Butterfly vede Kate, rimasta per il bambino, capisce la verità: resta sola con il figlio (“Tu, tu piccolo iddio”), gli benda gli occhi invitandolo a giocare e si uccide col pugnale dei suoi avi.
NOTE DI REGIA
Tutti siamo stati, almeno una volta nella vita, dei Pinkerton o delle Cio-Cio-San. Tutti abbiamo inflitto un abbandono o lo abbiamo subito. Credo che questo sia il punto fondamentale che rende così viva ed attuale la straziante vicenda della nipponica quindicenne e che continua a sollecitare le nostre più profonde emozioni.
L'edizione di Madama Butterfly scelta in questa occasione è quella più abitualmente oggi rappresentata, frutto di una terza modifica su gli originari partitura e libretto (quindi quarta e definitiva edizione dopo Milano/1904, Brescia/1904 e Londra/1905) che Puccini adottò per l’allestimento parigino all’Opéra-Comique del 1906.
Le differenze drammaturgiche (oltre a quelle musicali) apportate nelle quattro versioni sono di notevole spessore: si rende meno stridente (pur conservando una buona dose razzistica) il contrasto tra le due culture, nipponica e “yankee”; si intensifica il clima amoroso nel duetto che chiude il primo atto; il secondo atto viene diviso in due parti (con grande rammarico del compositore) perché considerato troppo lungo; si inserisce “Addio fiorito asil…” in forma di romanza non chiusa che permette al tenente della Marina americana di maturare, attraverso nostalgica rievocazione, il pentimento per ciò che ha compiuto; si toglie a Kate (la seconda signora Pinkerton) quasi tutta la parte per darla al console, facendo così diventare la “donna bionda” un personaggio quasi indistinto e quindi più temibile (la paura generata anche da ciò che non si può comprendere); la scena del suicidio viene abbreviata innescando una maggiore tensione drammatica. Attraverso queste evoluzioni, la “crisalide” di Puccini, Illica e Giacosa del 1904 diviene, nel 1906, una splendida “farfalla”. Il soggetto (tratto dal dramma di David Belasco Madame Butterfly e originato, a sua volta, dal racconto Madam Butterfly di John Luther Long con riferimento all’autobiografico romanzo Madame Chrysanthème di Pierre Loti) è perfetta espressione della cultura negli anni a cavallo tra XIX° e XX° secolo: l’ambientazione esotica, non solo come ideale ispirazione dell’Arte Liberty ma, anche, come luogo alieno entro il quale situazioni estreme possono assumere la dimensione del possibile e la meticolosa costruzione del personaggio protagonistico che offre terreno fertile alla decifrazione psicanalitica (argomento di grande interesse al fin de siècle). Il musicologo Julian Budden ha scritto: “Il motivo del Puccini maturo è come un prisma che dispensa un colore diverso a seconda del modo in cui lo si inclina”. In questa concezione, ho dunque intentato di dare rispondenza visiva alla ricchezza delle tinte armoniche presenti nella partitura tratteggiando il racconto con tocchi impressionistici di luce e demandando ai contrasti cromatici le tensioni liriche ed i respiri, propri della tessitura pucciniana. Lavorando per sottrazione, atto naturale e dovuto nell'approcciarsi alla ritualità giapponese ricca di sostanza quanto essenziale nella forma, ho dettato un allestimento di snella e lineare eleganza senza tuttavia trascurare quegli elementi tradizionali necessari e che ho voluto autentici. Ho infine suggererito la proprietà animistica della Natura, del Creato inteso non come muto spettatore ma come soggetto attivo, direttamente coinvolto e partecipe. In sostanza, ho cercato di esaltatare quella dimensione emotiva capace di comunicare sentimenti universali con concretezza di contenuti rivestiti da una forma estetica di elevatissima poesia che sempre si riassume nel genio del Lucchese. Al primo atto è affidata la funzione di prologo: maggior spazio è concesso al “colore” della location (assolutamente necessario alla comprensione comportamentale delle figure agenti); le radici delle differenze tra oriente ed occidente (anche in una visione filosofica), iniziano qui ad affondare e il manifestarsi della felicità (effimera, come effimera tutta è la felicità) di Cio-Cio-San, crea forte contrasto con l’atto secondo nel quale, invece, si ha lo sviluppo dell’azione vera e propria in un crescendo continuo e inesorabile di sensazionale drammaticità che culmina con l’autodistruzione dell’eroina. La paternità latente ed al contempo protettiva nei confronti della piccola geisha, emerge dal ruolo di Sharpless (erede dei padri verdiani) acuendo ulteriormente lo sviluppo di uno dei temi fulcro (le diversità) e pone il console in una concezione morale diametralmente opposta a quella di Pinkerton.
La situazione di costante “perdita”, rappresenta il cardine della claustrofobica prigione mentale che si forma nella giovane giapponese: Butterfly perde il padre, l’agiatezza, la religione, i familiari, lo sposo ed infine, il figlio; trascorre l’esistenza sospesa su instabili percorsi emotivi al di sopra della realtà (soluzione unica per poter sopportare tale condizione) e solo con il suicidio, ritorna alla dimensione del vero. La figlia del Sol Levante riconosce in Kate la materializzazione del sogno che ha inseguito nella sua breve vita (muore a diciotto anni) e nell’unica occasione nella quale con lei interloquisce, con struggente pateticità e rassegnazione, le dice: “Sotto il gran ponte del cielo non v’è donna di voi più felice”.
Massimo Pezzutti
HIROFUMI YOSHIDA – direttore d’orchestra
Il maestro Hirofumi Yoshida è uno dei direttori più importanti della sua generazione. Chiamato frequentemente a condurre le orchestre più prestigiose nel repertorio operistico italiano, il maestro Yoshida è, dal gennaio 2010, Direttore musicale del teatro di Mantova. Inoltre, è professore associato presso la Toho College of Music.
In quest’ultimo anno ha diretto Rigoletto al Teatro Sociale di Mantova, al Teatro Donizetti di Bergamo, al Teatro del Giglio di Lucca e al teatro Marialisa de Carolis di Sassari, ed ha debuttato al Festival Puccini di Torre del Lago con Turandot.
Fra gli impegni degli anni precedenti (2007-2009), si ricordano Aida al Cairo Opera House, Pagliacci alle Terme di Caracalla (nel corso della stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma), La Traviata a Parigi, Le Nozze di Figaro in Giappone, Madama Butterfly al Cairo, Don Carlos ad Hong Kong e Turandot a Chieti. Ha diretto anche le orchestre del Teatro Massimo di Palermo, del Teatro San Carlo di Napoli, del Verdi di Trieste e del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Nel 2006 ha condotto la Serata Nijinsky-Balanchine al Teatro Verdi di Trieste, con il Balletto dell'Opera di Roma. Nel 2005 ha vinto il 3° premio al 1° Concorso Lirico Internazionale di direzione d’orchestra in memoriam Bela Bartok a Cluj-Napoca, (Romania). In seguito ha fatto il suo debutto con la Symphony Orchestra della Transilvania, e ha diretto spettacoli con l'Orchestra di Budapest (MAV Szimfonikus Zenekar). Nel 2002 è stato premiato come il più promettente giovane talento nella divisione Opera del Gotoh Memorial Cultural Award: è stato il primo direttore d'orchestra a ricevere il premio, grazie al quale ha ottenuto una borsa di studio per specializzarsi a Roma. Nel 2001 è stato scelto come candidato asiatico al Concorso Maazel - Vilar Conductors’.
Nel 1999 ha vinto una borsa di studio del governo giapponese per approfondire i propri studi in Europa. Nel 1996 ha studiato con Myung-Whun Chung e Juri Temirkanov presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Nel 1994/1995 ha studiato direzione d'orchestra con Hans Graf e Julius Kalmar presso la National Vienna University of Music, ricevendone il diploma. Ha conseguito la laurea presso il Tokyo College of Music, dipartimento Conduzione.
MASSIMO PEZZUTTI – regista
Regista italiano, inizia l’attività musicale da bambino cantando nel Coro di voci
Regista italiano, inizia l’attività musicale da bambino cantando nel Coro di voci bianche del Teatro alla Scala di Milano.
Studia Canto lirico presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, frequenta l’Accademia Lirica Internazionale “Katia Ricciarelli” ed i Corsi di Formazione Superiore della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma.
Nel 1991 consegue il 1° Premio alla IXª Edizione del Concorso Nazionale di Canto “Agostino Lazzari” di Genova. Nel 1994 è vincitore della XVª Edizione del Concorso Nazionale di Canto “Mattia Battistini” di Rieti dove debutta, al Teatro Flavio Vespasiano, ne L’Elisir d’amore (Belcore) di Donizetti con la regia di Franca Valeri. Nel 1998 risulta vincitore delle Selezioni Internazionali “Opera Giovani in Europa” e nel 2001, quelle di “Città Lirica Opera Studio”.
Partecipa, quale cantante-attore, alla produzione del Faust di Goethe con la regia di Giorgio Strehler al Teatro Studio di Milano.
Registra per il Canale culturale Tele +3, lo spettacolo Le Canzoni di Mefisto (lieder di Beethoven, Liszt e Wagner). Nel corso degli anni canta in oltre quaranta ruoli principali di opere del repertorio settecentesco e ottocentesco affrontando, inoltre, lavori del ‘600 e contemporanei (anche con esecuzioni di prime assolute); interprete di musica liederistica, sacra e sinfonica, canta in importanti teatri italiani e all’estero: Principato di Monaco, Francia, Svizzera, Germania, Danimarca, Perù, Mississippi e Louisiana (Stati Uniti), Brasile e Giappone.
Nel 2005 lascia la carriera di Cantante lirico (IXª Sinfonia di Beethoven a Tokyo) per dedicarsi completamente alla regia.
Nel 2001 debutta in qualità di regista e raggiunge in breve tempo la collaborazione con Teatri e Fondazioni di prestigio in ambito nazionale (Fondazione Gran Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Piccolo Regio di Torino, Teatro Municipale di Piacenza, Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatro Coccia di Novara, Teatro Sociale di Mantova, Ente Luglio Musicale di Trapani, Teatro Sociale di Rovigo) ed internazionale (Giappone, Stati Uniti, Guatemala, Salvador, Nicaragua, Panama, Costa Rica, Uruguay e Svizzera).
Sperimenta le prime opportunità in alcuni teatri storici toscani (Il Maestro di scuola di Telemann, La Cantata del caffè di Bach, Livietta e Tracollo, Il Maestro di musica e La Serva padrona di Pergolesi, Don Giovanni di Mozart, L’Elisir d’amore e Don Pasquale di Donizetti, Una Testa senza mondo di Lacagnina - in prima esecuzione assoluta).
Nel 2002, al Teatro del Vittoriale di Gardone Riviera, dirige Il Barbiere di Siviglia di Rossini.
Al Festival Galuppi, in collaborazione con la Fondazione Gran Teatro La Fenice di Venezia, realizza l’allestimento di Bastiano e Bastiana di Mozart e de La Contadina astuta di Hasse-Pergolesi.
Nel 2003, per il Teatro Piccolo Regio di Torino, cura la messinscena dell’opera buffa di Donizetti, Rita. Nell’ambito del Festival “Arlecchino d’oro” di Mantova (Palazzo Te), in collaborazione con il Teatro Municipale di Piacenza e la Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, propone una regia dell’Arlecchinata di Salieri (scene di Eugenio Guglielminetti).
Nel 2004, in occasione del centenario della prima rappresentazione, è chiamato a Fukuoka (Giappone) per l’allestimento di Madama Butterfly di Puccini alla Fukuoka Hall; questo evento, viene ripreso dalla TV di Stato giapponese NHK Channel 3, trasmesso in uno “Special” nel programma Teatro d’Arte e, in modo permanente, proiettato al “Museo Madama Butterfly” di Nagasaki (Giappone).
A Modena, per il Mu.Vi. - Pavarotti International, cura la regia de La Bohème di Puccini (direttore d’orchestra, Leone Magiera); anche questo lavoro viene ripreso e trasmesso in differita TV.
Inaugura la Stagione lirica 2006 della Fondazione Teatro Coccia di Novara con Madama Butterfly (direttore d’orchestra, Marcello Rota) alla quale segue, nel 2007, l’allestimento de La Vedova allegra di Lehár (con revisione ed adattamento del Libretto).
Inaugura la 160ª Stagione lirica del Teatro Sociale di Mantova con Madama Butterfly (direttore d’orchestra, Fabrizio Maria Carminati). Con La Traviata di Verdi (direttore d’orchestra, Dennis Assaf), compie una tournée tra Louisiana e Mississippi (U.S.A.).
Nel 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini, presenta Le Villi per la Stagione lirica 2007 del Teatro Sociale di Mantova e, nel 2008, per la Fondazione Teatro Coccia di Novara.
Mette in scena il Musical di Tutino (alla presenza dell’autore) Il Gatto con gli stivali (direttore d’orchestra, Fabio Maestri) nella 61ª Stagione lirica dell’Ente Luglio Musicale di Trapani - Teatro di Tradizione. Dirige Madama Butterfly (direttore d’orchestra, Martin Lebel) al Teatro Solis di Montevideo (Uruguay); l’opera viene ripresa e trasmessa in diretta dalla Rete Nazionale (TV Ciudad).
Inaugura la Stagione lirica 2008/2009 della Fondazione Teatro Coccia di Novara con Tosca di Puccini (scene di Luisa Spinatelli) che replica al Teatro Sociale di Mantova.
Al Teatro Sociale di Rovigo, riprende l’allestimento de Le Villi che viene registrato e trasmesso in Rete Nazionale (Canale 5) nel programma televisivo Loggione.
Nel 2008, presenta Rigoletto di Verdi e nel 2009, Turandot di Puccini (direttore d’orchestra, Bruno D’Astoli) per la prima volta in assoluto nei teatri delle seguenti capitali: Teatro Nazionale di Città del Guatemala (Guatemala), Teatro Nazionale di San Salvador (El Salvador), Teatro Anayansi di Panamá City (Panamá), Teatro Melico Salazar di San José (Costa Rica) e Teatro Nazionale di Managua (Nicaragua).
Nel 2010, debutta Carmen di Bizet (direttore d’orchestra, Tulio Gagliardo) al Teatro della Regina di Cattolica. Dirige lo spettacolo da lui ideato Madama Butterfly - Le ali spezzate di una tenue farfalla, ispirato all’omonima opera di Puccini, allo Tsumagoi Center Yamaha di Kakegawa (Giappone) e per la Regione Valle d’Aosta (direttore d’orchestra, Guido Maria Guida).
Inaugura e conclude la Stagione operistica del Teatro Nacional Solis di Montevideo (Uruguay) con Lucia di Lammermoor di Donizetti e Le Nozze di Figaro di Mozart (direttore d’orchestra, Federico Garcia Vigil); gli spettacoli sono ripresi e trasmessi da TV Ciudad (Rete Nazionale).
È regista della Iª Edizione del “Rigoletto Festival” di Mantova.
Con il melologo Oedipus auf Kolonos di Mendelssohn Bartoldy (Edipo, Mauro Avogadro), inaugura la Stagione musicale 2010/2011 della “Stefano Tempia” (associazione concertistica-corale più antica d'Italia) nella Sala del Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino.
I lavori di Massimo Pezzutti sono oggetto in tre tesi di laurea discusse all’Università degli Studi di Milano/Facoltà di Lettere e Filosofia - Dipartimento di Storia delle Arti, della Musica e dello Spettacolo.
Di importante rilievo anche l’attività didattica per la quale collabora con le seguenti Istituzioni:
Conservatorio Statale di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria; Conservatorio Statale di Musica “Giacomo Puccini” di La Spezia; Università degli Studi di Milano Università di Siena/Facoltà di Lettere di Arezzo - Corso di Laurea in Musica e Spettacolo; Università di Torino - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo; C.U.T. - Centro Universitario Teatrale di Milano; U.I.L.T. (Unione Italiana Libero Teatro);
Universidad de la Republica - Facultad de Humanidades y Ciencias de la Educacion di Montevideo (Uruguay); Ministero di Cultura del Guatemala/Centro Cultural “Miguel Angel Asturias” di Città del Guatemala (Guatemala); Instituto Superior de Arte del Teatro Colón di Buenos Aires (Argentina).
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